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Il lavorio dei nidi

Mi sono chiesta diverse volte perché mi è più consona una vita tendente al rurale pacato, piuttosto che una vita da cittadina palpata fin dalla nascita. Ovviamente la risposta non è una sola. Qui in bassa valle la fatica è ripagata. Non è tutto scontato, ci sono cose che si assaporano nella propria profondità e che vanno guadagnate. Questo personalmente ridona un senso più dignitoso alla mia vita.
A volte mi soffermo a osservare con l’amato binocolo le variegate specie di passeriformi che ci sono qui. Codirossi, cincie, cardellini, codibugnoli, lui.
Non solo piccioni che comunque rispetto e amo.
Questa grande varietà di volatili sono spettacolari e mi danno sempre molto da pensare per il lavorio che ci mettono nel costruire i loro nidi. Come pochi umani ancora fanno, loro la casa se la costruiscono da soli. Che appassionante lato ingegneristico nascondono al loro interno. Davvero ammirevole. Per non parlare dei selvatici che affrontano i rigidi inverni in maniera impeccabile e dignitosa. Hanno tutta la mia stima e mi aiutano a evitare di entrare nella lamentela, luogo di non potere assoluto.
Abitare ai piedi della montagna, ancor di più per chi abita le terre alte e avere la natura ad un tiro di schioppo permette di percepire molta più energia vitale. Nei colori, nelle condizioni metereologiche, nell’aria, in ciò che si mangia, nei volti delle persone. Nei miei percorsi giornalieri tra borghi e mulattiere, molti dei punti di riferimento “stradali” non sono cose di cemento, ma cose vive, tipo “… i tre noci maestosi in fondo alla strada”, la tal roccia “a forma di…” o ancora “…la bialera” che attraversa il paese. Non parliamo poi dei ruderi che si incontrano sovente e che solo a guardarli trasudano storia e storie. Un mondo tutto da immaginare. Come fa Anna dai capelli rossi nel cartone animato che tanto amavo da bambina (se avete Netflix vi consiglio la serie, è deliziosa).
Questo nuovo mondo visibile al quale mi sono adattata molto velocemente, dona gioie immense. Mi rende viva più che mai.
In questi giorni una cara persona mi ha concesso di utilizzare un suo terreno e così stiamo costruendo un orto da zero. Era uno dei miei desideri e anche se non nego che comporta molta fatica fisica, sto imparando tante cose preziosissime. Avere la fortuna di poter toccare e modellare la terra lo percepisco come un lusso. Provare a fare nascere “vita” e autoprodurre lo è ancora di più. Come diceva qualcuno, un vero atto rivoluzionario, in questa società di consumi molto spesso indotti ed inutili. E anche lì sotto terra c’è tanta di quella Vita!!
Oltre a seminare creatività sto imparando anche a seminare l’orto e vi assicuro che tra questi mondi i parallelismi sono molti!
Ieri ricevo un messaggio da una delle mie mie zie che mi chiede come mi trovo qui e se sono felice della mia scelta. Dopo che le racconto le mie belle sensazioni, mi confessa che mi invidia e che spera anche lei di andare a vivere in campagna dopo la pensione (fa la maestra), è il suo sogno. Sapete quante volte ho sentito questa frase? Tante. E allora io mi chiedo e mai possibile che uno debba aspettare pensioni, persone, anni e quant’altro per fare ciò per cui si sente portato e vivere dove più gli piace? E che magari dopo aver aspettato quella agognata situazione, poi comunque il sogno non si realizza? No, non ci sto e non dovere starci neanche voi. Quindi come dissero a me anni fa, ora fatevi questa domanda: “cosa posso fare oggi, anche di piccolo, per migliorare la situazione e andare verso i miei desideri?”
E fatelo.
Sappiate comunque che una delle infinite risposte può anche essere : “oggi sono pienamente felice con quello che sono e che ho”. Stare in piena gioia con quello che c’è, oggi, ora. Ed esserne grati.
A presto, vi aspetto per camminare e dipingere insieme nei miei boschi.

Valentina

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