crescita personale,  natura

Meravigliarsi e risvegliarsi

Vista dalla grande pietra

La seconda seduta di tempo per sé stessi sta arrivando. Ci viene data un’altra possibilità. Cosa ne faremo? Saremo più preparati di marzo?
Alla vigilia di questo secondo giro di boa mi ritrovo seduta su una grande pietra in un castagneto ad ammirare estasiata le montagne che ho di fronte e il colore infuocato degli alberi.

Siamo entrati in novembre e ripenso alla mia parola dell’anno ordunque: investire. Mi ha guidato e io l’ho seguita egregiamente. Ho acquistato una casetta vicino al bosco, realizzato il mio primo spazio/laboratorio dove potermi esprimere in libertà, scritto ed illustrato un libro con i miei acquerelli e puntato sulla mia crescita personale. Ho investito tanto nei sentimenti amorosi, miei e degli altri con risultati meno entusiasmanti, ma traendone pur sempre preziose (e dolorose) lezioni. Più di tutto però ho puntato sulle relazioni tra Umani e sul creare una rete a volte in presenza, a volte virtuale, ma pur sempre efficace. Tessere rapporti interpersonali in piena sincerità e ascolto è stata l’azione migliore tra quelle fatte. Ciò che ho dato anche in termini di energia, tempo, sorrisi, mi è sempre tornato indietro e sostenuto soprattutto nel momento del bisogno. E devo dire che in questo periodo sociale difficoltoso credere ancora nell’altro non è cosa da poco.

Tableau vivant

Penso che camminare nel bosco sia una delle cose più autentiche e più vicine alla vita che esistano. Motivo, ancora più accentuato dalla clausura primaverile, che mi ha fatto arrivare qui in bassa Valsusa. Passeggiando si percepisce la vita e la morte, la decomposizione delle foglie sulla terra, la metamorfosi di un fiore o di un baco, l’acqua che sgorga, fluisce ed abbevera. In questo contesto navigando su tempi lenti e giusti si può staccare la mente e far fluire idee, scrivere, accogliere, vivere non sopravvivere. Si sente la presenza del cambiamento in ogni istante. La mulattiera, con le sue sinuose pietre piene di storia, un momento è in un modo ed il momento dopo trasmuta; caduche foglie cambiano il percorso fatto nel giro di pochi minuti. A volte la differenza è impercettibile a volte prepotente. È un allenamento continuo per uscire dalla propria zona di confort e per abituarsi ai continui saltelli della vita. Si sviluppa l’attenzione e l’osservazione, i sensi si dischiudono voracemente.

Ogni giorno mi sento come in una puntata di Geo&Geo (programma che adoro), tra natura e borghi fatati. E trascorro le giornate a meravigliarmi: molte case nei vicoli di questi paesini hanno l’orto o giardini con meravigliosi alberi da frutto che scandiscono   dettagliatamente il ritmo delle stagioni. Per andare anche solo al supermercato percorro a piedi la strada principale che sviluppa una visuale mozzafiato sulla catena montuosa ora spruzzata di neve a sinistra e la vallata su cui si erge la Sacra di San Michele a destra. I cieli si aprono maestosi e non c’è giorno che si manifestino in poesia.
La gratitudine quotidiana per tutto ciò è immensa e lo specchio dei miei pensieri si è realizzato ogni volta che allievi o amici mi sono venuti a trovare. Ho letto con gioia nei loro sguardi la mia stessa meraviglia per una semplicità ritrovata.
La natura è davvero la migliore artista che conosco.

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